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Benvenuti. Sono Massimo Schneider, Psicologo-Psicoterapeuta e Psicoanalista e questo è il mio sito.

Svolgo la pratica clinica in regime di libera professione nello studio di Udine in via A.L. Moro n.3, affrontando con adulti e giovani adulti difficoltà e sofferenze che appartengono alla loro dimensione individuale o di coppia.

Nutro anche una sconfinata curiosità per tutto ciò che riguarda gli esseri umani: chi sono, cosa fanno e da dove viene il loro soffrire. Questa curiosità mi ha portato a mantenere sempre aperta la ricerca sul soggetto, la dimensione della sofferenza e la sua cura, tema che coltivo navigando in solitaria e partecipando a gruppi di ricerca teorico-clinici.

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2 risposte a “Home

  1. alberto

    Ciao massimo sono un collega piemontese molto colpito e interessato dalla tua ricerca sulla sofferenza umana. Ho acquistato e letto il tuo libro trovandolo molto stimolante anche se un po’difficile per chi, come me, non maneggia la teoria dei sistemi complessi. Mi è venuta voglia di chiederti un parere perché alcune tue ipotesi sulla genesi della sofferenza mi hanno fatto pensare ad un autore poco conosciuto dai colleghi di area psicoanalitica. Si tratta di Albert Ellis uno dei padri fondatori della terapia cognitiva. Se non hocapito male, per te, la sofferenza nasce dal vissuto schiacciante legato al non poter vivere la vita ( e noi stessi) per quello che è perché, continuamente, tendiamo a frapporre tra l’esperienza diretta di ciò che viviamo e il nostro vissuto un’immagine ideale di ciò che dovremmo essere e di ciò che dovrebbe essere la vita stessa (il tuo discorso è più complesso quindi mi scuso per la sintesi). Albert Ellis, fatto salvo le differenze teoriche ed epistemologiche, aveva compreso che gli esseri umani si costruiscono continuamente sofferenze, per lui inutili, perché continuamente generano convinzioni doverizzanti sugli eventi che vivono, su se stessi e sugli altri. Pur provenendo dal training psicoanalitico comprese che in realtà molti clienti stavano male non perché avessero misteriosi conflitti inconsci o carenze da riparare, ma perché si aspettavano di dover essere in un certo modo e ciò generava depressiono oppure che gli altri si comportassero con loro in un certo modo e ciò generava rabbia oppure che la vita procedesse nel modo desiderato. Lui chiamava queste doverizzazioni convinzioni irrazionali o pretese (concetto mutuato da karen Horney) la cui rigidità era portatrice di sofferenza. Gettò a mare la teoria psicoanalitica e costruì quella che diventerà la Terapia Razionale Emotiva. Costruì il modello ABC attraverso il quale mostrava ai suoi pazienti come non fossero gli eventi attivanti (A) a generare le loro emozioni disturbanti e i loro sintomi (per esempio la ragazza mi ha lasciato) bensì ciò che loro pensavano di questi eventi e ciò che pensavano era retto da pretese assolute ( per esempio devo essere amato a tutti i costi). Ad Ellis non interessava che queste convinzioni fossero state costruite come reazione a eventi difficili dell’infanzia, all’insopportabilita’ di certe esperienze, quindi non dava molta importanza al passata, andava dritto al problema nel qui e ora. Ellis perseguiva con i suoi pazienti un’accettazione incondizionata di sé e della vita attraverso la liberazione dal “dover essere”. Ovviamente parliamo di un autore che appartiene ad un ambito teorico differente (per Ellis il problema è nella razionalità o meno di queste convinzioni più che nell’espressione di una posizione esistenziale) le tue riflessioni mi pare facciano parte di una cornice di riferimento più ampia però ne colgo le somiglianze sopratutto perché tu come Ellis poni la sofferenza tutta sul versante del soggetto discostandoti da un’idea di sofferenza oggettiva o causata dall’esterno (oggi va molto di moda e sono d’accordo con te che le teorie psicologiche di questa nostra epoca tendono a fortificare il nostro percepirci vittime). Mi farebbe piacere avere un tuo parere, probabilmente ho frainteso alcuni concetti da te esposti e mi scuso in anticipo. Grazie. Alberto

    • Ciao Alberto,
      grazie per l’interesse e per le tue domande. Dammi un po’ di tempo e ti scrivo. Per liberare la Home Page riporterò il tuo intervento assieme alla mia risposta in un nuovo post del Blog cancellandolo da questa pagina.
      A presto, Massimo.

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