Cos’è l’amore?

20180212_113108

Domanda infinita.

ProgettoCoppia, l’area di lavoro con cui collaboro e di cui ho già postato, organizzerà a fine maggio il secondo convegno dell’anno proprio su questo tema, con contenuti che avranno lo scopo di andare oltre il banale o lo scontato. Appena il programma è pronto lo aggiungo a questo blog.

Nessuno naturalmente ha la risposta, e per ricercare la propria è buono ampliare lo sguardo, andare a caccia in territori diversi. Qui propongo uno sconfinamento attraverso un racconto. La letteratura non spiega (ma da qualche tempo ho iniziato a considerare l’idea che spiegare non serve a niente) però descrive, e in certi casi lo fa da dio, e buone descrizioni aiutano a tracciare qualche segno in più sulla propria personale mappa.

Per quanti sono alla ricerca di cosa voglia dire amare leggere “una vita come tante” può essere di grande aiuto. O almeno per me è stato così. Scrivo di seguito un paio di passaggi, intensi e bellissimi, che forse danno un’idea.

….. Poi arrivò il mattino, e Willem si rese conto nuovamente delle ragioni che lo avevano indotto a tuffarsi in quella relazione, a prescindere dalla propria ingenuità e dalla propria arroganza. Era ancora presto ma si era svegliato comunque, e attraverso la porta della cabina armadio, semi aperta, guardò Jude che si vestiva. Era una novità recente, e Willem sapeva bene quanto fosse difficile, per Jude. Notava la costanza dei suoi tentativi; vedeva come tutte le cose che per lui e per le altre persone di sua conoscenza erano scontate – vestirsi o spogliarsi davanti a qualcuno, per esempio – richiedessero per Jude un esercizio costante; vedeva quanto Jude fosse determinato e coraggioso. E questo gli bastò per ricordare che anche lui doveva insistere. Erano entrambi incerti sul da farsi; entrambi ci stavano provando, con tutte le loro forze; entrambi si lasciavano frenare dal dubbio, facevano progressi e poi si bloccavano. Ma avrebbero insistito perchè si fidavano, e perchè l’altro era l’unica persona per la quale valesse la pena impegnarsi tanto, affrontando difficoltà, insicurezze, pudori… 

…Rimangono in silenzio, a lungo. “Ti ricordi quando mi hai detto che temevi di trasformarti in una serie di brutte sorprese?” gli chiede Willem, e Jude annuisce appena. “Be’, non è mai successo” prosegue. “Ma stare con te è come trovarsi in un luogo che ha qualcosa di irreale. Credi che sia una foresta, ma tutto d’un tratto cambia e si trasforma in un prato, o in una giungla, o in un ghiacciaio. Sono tutti luoghi bellissimi, ma anche insoliti; per giunta non hai una mappa e non capisci come hai fatto a passare da un paesaggio all’altro con tanta rapidità. Non sai neanche quando ci sarà la prossima transazione, e non sei equipaggiato per affrontarla. Così continui nel tuo cammino, cercando di aggiustare il tiro man mano che vai avanti, ma in realtà non hai la minima idea di quello che stai facendo, e ti capita spesso di commettere degli errori, anche gravi. Ecco, a volte è proprio questa la sensazione che provo”. “In pratica” ribatte Jude dopo un istante, “mi stai dicendo che sono la Nuova Zelanda” (m. forever ago)….

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Chi era Etty Hillesum?

 

download.jpg

Non lo sapevo.

l’ho incontrata perchè quando sono in viaggio mi sintonizzo su radiotre, e “Ad alta voce” ho ascoltato Sandra Toffoletti leggere il suo “Diario 1941-1943”.

Mi ha colpito la forza, la lucidità, la presenza di una donna fuori dal comune, capace di restare salda e radicata nella vita, nonostante. Per me è stata una lettura, o meglio un ascolto, intenso, entusiasmante. in fondo a questo scritto c’è il link per andare al sito, ci sono tutte le puntate. Di seguito riporto un breve passaggio, drammatico per la sua capacità di metterci davanti al nostro presente: perchè dice di noi, di quello che ci sta succedendo intorno mentre siamo lì a chiederci dove andare a sciare questo fine settimana. Ho ancora negli occhi il video di quei nazi che a Como han fatto irruzione in una Associazione di volontariato, e ho ancora nelle orecchie i commenti dei più: blande indignazioni attente a non irritare un elettorato già nervoso o paterne sgridate per quelli che in fondo son bravi ragazzi..

In fondo io non ho paura. Non per una forma di temerarietà, ma perchè sono cosciente del fatto che ho sempre a che fare con esseri umani, e che cercherò di capire ogni espressione di chiunque sia e fin dove mi sarà possibile. E il fatto storico di quella mattina non era che un infelice ragazzo della Gestapo si mettesse a urlare contro di me ma che io francamente non ne provassi sdegno, anzi che mi facesse pena, tanto che avrei voluto chiedergli “hai avuto una giovinezza così triste? sei stato tradito dalla tua ragazza?”. Aveva un’aria così triste e molle, benchè sgradevole, che avrei voluto iniziare a curarlo, bel sapendo che questi ragazzi sono da compiangere fintanto che non sono in grado di fare del male, ma che diventano pericolosissimi se lasciati liberi di avventarsi sull’umanità”.

 

Diario 1941-1943

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Passioni prima parte

che la seconda sarà a maggio.

due giornate di studio che ProgettoCoppia, un’area di lavoro SIPRe sta organizzando. Francesco Dettori, il direttore, è uno bravo e fa belle cose, e lavorare con lui è un’esperienza che mi dà molto.

Per gli interessati qui sotto la locandina con tutte le info.

passioni.gif

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Roberto Merlo

images.jpg

Marina Cvetaeva scriveva, nei primi anni del secolo scorso, che tanto più è luminosa l’insegna tanto più è scadente la merce. Se è vero, come spesso è vero, anche il contrario allora questa è un altra prova che Roberto Merlo è un eccellente psicologo di comunità. Di lui in rete si trova poco o niente, non compare sui media, non è un frequentatore abituale dei festival, e credo che il suo nome ai più non dica nulla.

L’ho conosciuto circa venticinque anni fa e lavorare con lui è stata un’esperienza ricchissima. Tra le moltissime cose che ho imparato ricordo che al tempo gli chiesi come faceva a praticare allo stesso tempo il lavoro di comunità e la clinica. “Non c’è l’uno senza l’altro” mi ha risposto. Sul momento non capii, ci arrivai quindici anni dopo. Il clinico che pratica solo nel suo studio perde un po’ alla volta il contatto con la realtà, mentre chi non entra nella clinica non tocca la profondità del contatto con le singole linee di vita.

Di recente l’ho ritrovato, ed è stato un vero piacere. Mi ha girato un paio di suoi scritti recenti, redatti all’interno di progetti che lo hanno coinvolto in passato; li ho trovati stimolanti, e condivido pienamente la prospettiva da cui guarda il mondo, che ritengo vada diffusa, per contrastare il vuoto di pensiero oggi imperante.

Gli ho chiesto se posso pubblicarli, mi ha detto di sì, e così sono ben contento di aggiungerli al blog: sono scaricabili qui sotto.

Roberto Merlo

costruzione diagnosi dipendenze

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Cambiare idea

Venerdì scorso, su invito, sono intervenuto al Convegno SIPRe a Milano sulla Psicoanalisi del tempo presente.

Di seguito posto la traccia su cui ho fondato l’intervento.

cambiare idea

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

La popolarità del male

download

Già la Arendt ci aveva aperto gli occhi sulla pericolosità di un male che sta nelle pieghe dell’ogni giorno, di ogni indifferenza, ben più pericoloso dei mostri che girano per le nostre strade. (per chi non ha mai letto il celebre “la banalità del male” è una buona occasione per prenderlo in mano).

Oggi però siamo andati oltre; è tra noi, è diffuso, fa paura. E’ una nuova mutazione antropologica? Come si può ripensare al male davanti a quello che sta succedendo? cosa si può fare? Ognuno è chiamato ad interrogarsi, nessuno può dirsi escluso.

Lo squilibrato di turno, incapace di accettare la fine di una relazione vorrebbe uccidere la donna. Non la trova, così uccide la figlia, per poi togliersi la vita. Fin qui è cronaca, durissima, davanti alla quale, purtroppo, i più si stanno abituando.

La novità è la reazione della madre, che il giorno dopo accetta un’intervista in TV.  Perchè lo fa? Una reazione ad un dolore sentito eccessivo e quindi per una ricerca di condividerlo? Un tempo avrei pensato così. Oggi temo che in realtà non ci sia nessun dolore dietro da affrontare, eccetto il terrore di un vuoto che si tenta di riempire con gli occhi di chi la guarda.

Da leggere il bell’articolo comparso su “Repubblica” che si trova qui sotto. E pensarci su, interrogarsi. Che ognuno che è ancora vivo nel suo piccolo si adoperi perchè queste cose non succedano. Il male è dentro, è un cancro che mangia dall’interno. Dentro chi in TV c’è andata, per la quale non trovo sensate parole. Ma soprattutto dentro quelli che l’intervista l’hanno guardata, magari sentendosi molto empatici e pronti ai peggiori pensieri per questi malvagi squilibrati, non accorgendosi nemmeno che sono proprio loro che li creano.

La voce del dolore

 

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Senza padri (e madri)

senza padri

Per una società orizzontale, che è meglio. Questa è imbevuta di verticali, dove agli altri viene spesso e (mal)volentieri attribuita maggiore importanza o peso, generando così senza fine dispositivi di potere, dove uno dirige e l’altro è diretto. così quando uno va da un consulente (un medico, un parroco, uno che ne sa qualcosa di più su un argomento qualsiasi) spesso lo mette su un piedistallo e si pone in modalità reverenziale, invece di ricordarsi che quel consulente è lì al suo servizio e che al centro dell’interesse c’è lui. Naturalmente il lato oscuro della medaglia è la delega della responsabilità del proprio vivere, che per moltissimi purtroppo resta e forse resterà per tutta la loro vita, un miraggio desiderato ma irraggiungibile.

Anche molta psicoterapia naturalmente affonda le radici in questo terreno, basti pensare alle analogie che moltissimi fanno con l’analista-Virgilio, o Psicoilluminati mediatici che son lì a parlarci ancora di Telemaco e della scomparsa del padre. Sono metafore facili da dire perchè di facile presa, e seduttive da agire perchè forniscono immediati strumenti per sentirsi qualcuno-che-fa-qualcosa. Purtroppo sono oggi riprese a piene mani, in un gioco al ribasso, anche da larghe frange di counselor, filosofi e trainer che sull’ assunzione a sè della delega che viene loro offerta si sono andati a strutturare.

Questo libro va nella direzione contraria, merita i soldi e il tempo spesi per leggerlo e dà anche segnali confortanti, soprattutto nella parte dedicata alle nuove generazioni.

Un piccolo assaggio:

Il lavoro che ci siamo proposti di fare è quello di contestare la logica verticale che sta dietro all’accattivante narrazione della perdita dei padri come ragione recondita dell’infelicità dei singoli e delle disfunzioni sociali. E all’appello ad autorità paternali, magari buone e che vogliono il bene dei sottoposti, abbiamo opposto il principio individualista della stima e cura di sè, della responsabilità che nasce e si sedimenta quando le persone sono educate a vedersi e vedere gli altri come uguali. Non è la fine della figura del padre che ci interessa, ma la surrettizia creazione di surrogati di autorità paterna che il paradigma del padre favorisce in una società che è comunque orizzontale. (..) Quel che ci interessa mettere in luce discutendo la tesi popolare della fine dei padri è come questa poggi su una visione dei rapporti umani, a partire da quelli affettivi e intimi, improntata alla conservazione di relazioni verticali a dominanza maschile, e non alla formazione di persone autonome, disposte e capaci di disincagliarsi da ormeggi costrittivi e prendere in mano la responsabilità delle loro scelte“.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria