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Laboratorio sulla relazione di coppia

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Il Maestro se n’è andato, ci ha lasciato il testimone e lo portiamo avanti con gratitudine e passione.

Con questo spirito, in collaborazione con una Associazione Udinese ho organizzato un laboratorio sulla relazione di coppia aperto a tutti gli interessati.

Sabato 25 gennaio, al Caffè Caucigh a Udine. Tutte le info qui: Laboratorio Coppia

 

 

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Ciao Michele

Michele

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore..

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Al Convegno!

9 novembre, da segnare in agenda.

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Ma il dolore viene da fuori o da dentro?

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Ritorno per un momento su un tema che mi ha tenuto impegnato diversi anni, quello della sofferenza, per segnalare una lettura intelligente.

E’ difficile scardinare luoghi comuni e significati che si sono dati per scontati per una vita. L’oggettività della sofferenza, che sta tra il soggetto e il mondo è una teoria allettante, soprattutto per gli psico.- (terapeuti, psichiatri ecc..), come ho avuto modo di verificare anche al recente convegno a Roma (vedi post precedente), dove erano molti i colleghi aggrappati mani e piedi a quella che spesso ho chiamato “teoria del trauma”. Pazienza, ci vuole pazienza, non è facile lasciarla andare, perchè toglie molte sicurezze (al paziente, certo, ma anche al terapeuta).

L’agile libretto di Fabrizio Benedetti “Il dolore, dieci punti chiave per comprenderlo” scardina diverse di queste credenze, come già si intuisce dai titoli dei capitoli, vedi ad esempio “il dolore è nel cervello e non nel corpo” oppure “il dolore è differente a seconda degli individui e delle circostanze”.

Non c’è niente da fare, sembra essere proprio vero che non esiste alcun dolore che preceda un significato. Nessun dolore, che sia del corpo o dell’anima (mi si passi la metafora).

E va bene così, è da quella parte che si ha da andare.

Buona lettura, e buona estate.

 

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Al Convegno..

Manifesto SIPRe giu19-1

Fa sempre piacere sapere che qualcuno ritiene interessante ascoltare quello che ho da dire..

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Conversazioni

Michele

Di Michele Minolli ho già parlato a lungo in queste pagine. Maestro, amico, coraggioso esploratore di altri modi e mondi più umani di fare psicoanalisi ed essere psicoanalisti.

Di recente ci siamo incontrati di nuovo, abbiamo conversato a lungo per una serata intera durante una bella cena a Milano.

E abbiamo deciso poi di registrare alcune delle nostre conversazioni, per diffondere il nostro punto di vista.

Ecco il link per guardare la prima:

http://progettocoppia.org/minolli/

 

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Come due chitarre..

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Sono stati mesi intensi. Continuo a ricercare su nuovi territori, soprattutto il visuale e la fotografia: li trovo il linguaggio migliore per destrutturare i nessi logici che formano una storia, permettendo all’attore di giocare con gli elementi per studiare la configurazione dalla prospettiva del Presente. Il passato ricordato (non lo storico, di cui non si sa) e il futuro perdono rilevanza, diventando così un alone sempre più vago e meno vincolante, liberando il soggetto verso un non ancora che può permettersi di emergere grazie e cui sente di poterci mettere mano, creando nuove e più personali configurazioni.

Diverse sono state le esperienze: Workshop e incontri con fotografi impegnati nella ricerca e nel sociale, tra cui Giulio Di Meo, Veronica Andrea Sauchelli, Paolo Youssef, che ringrazio calorosamente e consiglio a tutti di andare a vedere cosa fanno. Esperienze di docenza e formazione, in Udine, all’associazione di Cristina Piovesana e a Milano, dove ho iniziato l’esperienza di docenza alla scuola quadriennale in SIPRe con la Romina Coin. Da quest’ultima esperienza mi aspetto molto: lavorare con i giovani che vogliono diventare analisti sarà di sicuro un modo per aprire il mio sguardo (e speriamo anche il loro..).

Continua naturalmente la ricerca, sempre imperniata sull’essere umano pensato come uno, superando così dualismi che per me non hanno più valore. Ho elaborato una metafora che uso spesso, e che mi pare utile. Gli esseri umani (e tutti gli organismi viventi) sono come le chitarre: quando due chitarre sono bene accordate e sono vicine (in interazione) se si pizzica la corda di una anche la corda dell’altra inizia a vibrare, entrando in risonanza. Ogni chitarra produrrà poi un suono unico, per come è fatta, ed è quel suo suono, risonante con l’altra, che potrà conoscere, nient’altro. L’altra chitarra di per sè è inconoscibile, e una chitarra da sola non suona: è solo grazie all’interazione con le altre che può risuonare.

In altre parole, non posso conoscere l’altro, che resterà sempre un mistero, ma grazie all’altro posso conoscere di me, espandere le mie vibrazioni e imparare a farne un’armonia.

La approfondirò in seguito, per il momento la lascio così, un po’ suggestiva. Consiglio, per comprenderla meglio, la visione di una conferenza di Vittorio Gallese su empatia e esperienza estetica, che posto qui sotto. Gallese mi piace molto, il suo modello di simulazione incarnata è attualmente uno dei miei riferimenti principali, e questo video merita di sicuro il tempo che chiede, permettendo anche di comprendere e approfondire la parola “Empatia”, oggi così tanto usata e abusata.

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