Archivi del mese: maggio 2015

Incontri interessanti

Girovagando in libreria mi trovo in mano “Dovremmo essere tutti femministi”, un agile libretto edito da Einaudi  di un’autrice che, ammetto l’ignoranza, non solo non sapevo esistesse ma faccio ancora fatica a pronunciarne il nome: Chimamanda Ngozi Adichi.

Riconosco l’enorme problema della diseguaglianza di genere e di quanto ancora ci manca per schiodarci da stupidi retaggi del passato che ancora ci mordono i polpacci, e nel mio piccolo agisco per cancellare queste differenze, ma in genere il femminismo non è tra i temi al centro della mia ricerca.

Tuttavia il libretto è interessante e lo leggo in giornata. Per la semplicità e l’ironia con cui tocca il punto, richiamando tutti a calarlo dentro il proprio quotidiano in un esercizio costante che ha a che fare con il rispetto delle differenze, tema questo che sì, mi tocca da vicino.

Non è corretto dire che si devono rispettare le donne, che già solo a dirlo si crea una sorta di sottogruppo. Si deve rispettare tutti. E Chimamanda non chiede rispetto in quanto donna, chiede rispetto in quanto lei che è una donna.

Poi ho scoperto che il libro è il verbatim della sua TED-conferenza, pure con i sottotitoli in italiano.

eccola qui:

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Le madri di Recalcati

Vicino/Lontano, incontro di idee e pensieri che si tiene annualmente a Udine in questo periodo. Quest’anno hanno invitato anche Massimo Recalcati, psicoanalista molto noto per i suo numerosi libri. In genere diffido di chi scrive troppo, ma Marina Valcarenghi mi aveva parlato molto bene di lui, così decido di andare a sentirlo. Marina non sbaglia, e di sicuro come clinico è un grande. Ma come scrittore – ho letto qualcosa sulla figura del padre –  mi aveva lasciato un po’ perplesso.

Presenta il suo ultimo libro “Le madri”. Chiesa di San Francesco gremita, Buio, lui da solo sul palco. Non c’è che dire, è un ottimo oratore, tiene la sala in mano, tutti senza fiatare, non suona nemmeno un cellulare.

L’occhio della madre in-forma quello del figlio, dice, e quest’ultimo impara a guardare il mondo dagli occhi della prima. Una madre depressa, dice chiuderà l’orizzonte del figlio. Il figlio, continua, impara ad amare dalla madre, saprà amare per come ha imparato ad essere accarezzato, tenuto, amato dalla madre. A sostegno delle tesi, cita anche alcune ricerche molto note, come ad esempio la “Still face” di Tronick, in un modo però non proprio rigoroso e che mi pare molto pro domo sua.

Naturalmente chi mi ha letto fin qui sa che non sono d’accordo (rimando ad esempio al mio post su Galimberti), e ridacchio tra me e me, pensando a tutte le persone che ho conosciuto che hanno avuto la madre disastrata peggio della centrale di Fukushima ma dotate di una sensibilità e apertura che io nemmeno mi sogno, e mi torna alla mente un’intuizione eccezionale di James Hillman, che disse “da madri di ogni tipo sono nati figli di ogni tipo”.

Resto tuttavia, curioso di vedere come va a finire. Perchè se è la madre che forma il figlio implicitamente Recalcati sta dicendo alle numerose madri presenti (l’uditorio è prevalentemente femminile, che sia un caso?) “se tuo figlio ha problemi è colpa tua”.

Ultime battute, stiamo arrivando alle conclusioni, penso: “appena finisce queste si alzano in piedi e iniziano a fischiarlo, gli tireranno addosso i pomodori, speriamo non lo aggrediscano..”.

Invece no. Scrosci di applausi.

Mah…

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