Come due chitarre..

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Sono stati mesi intensi. Continuo a ricercare su nuovi territori, soprattutto il visuale e la fotografia: li trovo il linguaggio migliore per destrutturare i nessi logici che formano una storia, permettendo all’attore di giocare con gli elementi per studiare la configurazione dalla prospettiva del Presente. Il passato ricordato (non lo storico, di cui non si sa) e il futuro perdono rilevanza, diventando così un alone sempre più vago e meno vincolante, liberando il soggetto verso un non ancora che può permettersi di emergere grazie e cui sente di poterci mettere mano, creando nuove e più personali configurazioni.

Diverse sono state le esperienze: Workshop e incontri con fotografi impegnati nella ricerca e nel sociale, tra cui Giulio Di Meo, Veronica Andrea Sauchelli, Paolo Youssef, che ringrazio calorosamente e consiglio a tutti di andare a vedere cosa fanno. Esperienze di docenza e formazione, in Udine, all’associazione di Cristina Piovesana e a Milano, dove ho iniziato l’esperienza di docenza alla scuola quadriennale in SIPRe con la Romina Coin. Da quest’ultima esperienza mi aspetto molto: lavorare con i giovani che vogliono diventare analisti sarà di sicuro un modo per aprire il mio sguardo (e speriamo anche il loro..).

Continua naturalmente la ricerca, sempre imperniata sull’essere umano pensato come uno, superando così dualismi che per me non hanno più valore. Ho elaborato una metafora che uso spesso, e che mi pare utile. Gli esseri umani (e tutti gli organismi viventi) sono come le chitarre: quando due chitarre sono bene accordate e sono vicine (in interazione) se si pizzica la corda di una anche la corda dell’altra inizia a vibrare, entrando in risonanza. Ogni chitarra produrrà poi un suono unico, per come è fatta, ed è quel suo suono, risonante con l’altra, che potrà conoscere, nient’altro. L’altra chitarra di per sè è inconoscibile, e una chitarra da sola non suona: è solo grazie all’interazione con le altre che può risuonare.

In altre parole, non posso conoscere l’altro, che resterà sempre un mistero, ma grazie all’altro posso conoscere di me, espandere le mie vibrazioni e imparare a farne un’armonia.

La approfondirò in seguito, per il momento la lascio così, un po’ suggestiva. Consiglio, per comprenderla meglio, la visione di una conferenza di Vittorio Gallese su empatia e esperienza estetica, che posto qui sotto. Gallese mi piace molto, il suo modello di simulazione incarnata è attualmente uno dei miei riferimenti principali, e questo video merita di sicuro il tempo che chiede, permettendo anche di comprendere e approfondire la parola “Empatia”, oggi così tanto usata e abusata.

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