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Un altro libro

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Michele Minolli (rimando chi non sa chi è ai miei post precedenti) ha scritto un altro libro.

Il tema è la coppia, il suo ambito di ricerca privilegiato di questi ultimi anni, perchè, dice, lì vien fuori la dimensione reale dell’Io-soggetto. Ho qualche perplessità al proposito, ma di certo è un pensiero che ha una sua logica. E in ogni caso la sua è sempre una voce che merita ascoltata, così anche questo è per me un libro da acquistare e leggere.

Cito un breve passaggio dall’introduzione, che mette bene a fuoco la prospettiva da cui guarda il mondo:

L’Io-soggetto non sa chi è nè tantomeno lo sanno gli altri. Le specificità e le caratteristiche che fanno dell’Io-soggetto quell’Io-soggetto non sono note nè agli altri nè a lui. Solo gi investimenti, in quanto espressione dell’unità dell’Io-soggetto, esprimono e rendono conoscibile la sua configurazione.La conoscenza umana è limitata e conosce solo attraverso i fatti. Che siano esperimenti di laboratorio o situazioni naturali è solo a posteriori che la conoscenza può emergere e progressivamente arricchirsi.

(Lo scopriremo solo vivendo…)

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Domande e risposte 2

G. è un analista molto attento e interessato. Non sono d’accordo con le sue riflessioni perchè si ispira all’empatia come pilastro della sua pratica, e che l’analista è un po’come Virgilio che deve accompagnare il paziente attraverso l’inferno; tutti principi che io non condivido. Leggendo il mio scritto mi ha chiesto di spiegargli un po’ meglio il mio pensiero, approfondendo il punto cruciale del perchè della sofferenza. Lo scritto che segue è la risposta alla sua domanda.

Lo si trova cliccando qui: Risposta a G.

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Domande e risposte

Ho ricevuto una critica al mio scritto (vedi post precedente) da parte di uno Psicoanalista. La sua impressione è che le mie considerazioni valgano nel caso di pazienti piuttosto sani, ma quando abbiamo a che fare con una certa gravità, che sta diventando la regola per la maggior parte delle persone che chiedono aiuto, non sia una soluzione praticabile, e che serva invece un “combattimento corpo a corpo” con le emozioni devastanti che queste persone vivono. E si arriva ad una condizione migliore solo vincendo battaglie contro formidabili paure ed estenuanti condizionamenti che durano da una vita. Invitandomi a portare casi clinici a sostegno delle mie idee mi chiede come quindi ha da lavorare l’analista per facilitare l’appropriazione di sé.

A me i “non sono d’accordo” piacciono sempre molto, perché sono uno stimolo per approfondire e magari accorgersi di qualche buco nella propria teoria. Così ci ho lavorato su e gli ho risposto.

Il testo è leggibile qui: Risposta a L.

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Ancora sulla sofferenza..

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Pubblico un mio recente intervento ad un convegno. E’ la versione rimaneggiata di un mio scritto precedente già pubblicato; tuttavia qualcosa di nuovo c’è.

Lo si trova qui: Convegno 2015 Schneider Versione Articolo

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Contro l’empatia

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Detto così sembra provocatorio, e in parte è vero: l’intento è di porsi contro l’abuso di questo termine e di tutto ciò che veicola, a partire da una certa etica della felicità che ha contagiato larghe settori della filosofia e della psicologia.

Non l’empatia di Rizzolatti, che ne parla dentro altri e ben importanti contenitori, ma contro una certa Folk Psychology che si fonda sull’idea che si possa sentire, entrare dentro il vissuto dell’altro.

Non ci credo. Ognuno vive il mondo a partire da sè e tutto ciò che prova è roba sua. L’altro? esiste, ma non posso sentire cosa prova lui.

Io non sono l’altro, ma è anche vero che io non sono Io (nel senso solipsistico di un Io che esiste indipendente).

Io sono l’altro fatto mio (Michele Minolli è l’autore dell’affermazione, in cui mi ritrovo pienamente).

Invito, per farsi un’idea “contro”, alla lettura di questo articolo:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-06-21/nei-tuoi-panni-no-grazie-081408.shtml?uuid=AC8QsRE

 

 

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Giornata di studio sul pensiero di Michele Minolli

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Ho organizzato per sabato 28 maggio una giornata di studio sull’Io-soggetto, concetto per una Psicoanalisi della Relazione (o è già tempo di chiamarla Post-Psicoanalisi?).

Giornata per addetti ai lavori, non solo psicoanalisti ma per tutti coloro che si occupano della sofferenza degli altri. Oppure per appassionati all’argomento.

tutte le info al sito: http://sipreonline.it/lio-soggetto-e-linterazione/

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Il Blog di Gianpaolo Scano

scano

Mi ha scritto Gianpaolo, di cui ho parlato già qualche Post indietro. Mi ha informato di avere recentemente aperto un Blog.

Lo segnalo volentieri. Merita sempre leggere cosa scrive. E nella main page ha scritto di essere”Contro ogni dualismo“, coraggiosamente.

il suo sito è questo: http://www.gianpaoloscano.it/

 

 

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Marina Valcarenghi a Udine

Marina-Valcarenghi

Marina Valcarenghi è una bella persona, che ho avuto modo di conoscere un paio di anni fa, e da allora siamo sempre rimasti in contatto.

Verrà a Udine per due giornate di formazione, aperte a tutti, organizzate per sabato 27 febbraio e sabato 19 marzo. Segnalo ben volentieri l’evento, ogni informazione a questo indirizzo:

http://www.t-a-o.it/project/marina-valcarenghi/

 

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Nuovi spunti per la ricerca sulla sofferenza

snoopy sofferenza

La ricerca continua,

e ogni tanto sorridere aiuta..

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Piccole soddisfazioni

int

Fa piacere, perchè è una rivista intelligente.

Fa piacere, perchè si rivolge ad un pubblico di non addetti ai lavori contribuendo a diffondere un vaccino contro i luoghi comuni privi di fondamento, come ad esempio la voce circolante che dice le terapie cognitivo-comportamentali sono le più veloci ed efficaci mentre la psicoanalisi è lunga e scava inutilmente nel profondo (concetti che mi fanno rabbrividire, e peraltro mi viene in mente che non ho mai scavato niente anche perchè non so come si fa).

Non significa certo che è invece la psicoanalisi sia migliore: del verdetto di Dodo gli addetti ai lavori sapevano già, e quello che penso al proposito l’ho scritto nella pagina dedicata al modello teorico.

Molto probabilmente non è una questione di tecnica e quindi non è possibile dire che questa scuola è migliore di quella. Molto probabilmente è una questione che riguarda il terapeuta. Molto probabilmente ha a che fare con una certa umanità.

PS: poi ai giornalisti si dovrebbe spiegare che la psicoanalisi non si è fermata agli anni ’60.. Lettura consigliata: Owen Renik: “Psicoanalisi pratica per terapeuti e pazienti”, Cortina ed.

PS: la recensione dell’articolo citato (uscito sul “Guardian”) è stata ripresa anche da “Repubblica”: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2016/02/03/news/nella_guerra_delle_terapie_la_rivincita_della_psicanalisi-132614246/

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